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Bugia

L’altro giorno ho mentito. Ho detto che non ho scritto niente, e invece ho scritto questo racconto.

La prima versione aveva un altro titolo, era decisamente più corto e il mio “gruppo di lettura” aveva avuto una reazione incoraggiante. Ora credo che sia migliorato, ma, se avrete la pazienza di leggerlo, ditemi cosa ne pensate.

L’Autani

Questa è la prima versione: se quella sera

Tanto

Alle volte mi pare di essermi impegnata tanto, di essermi arrabbiata tanto, di aver lottato tanto, solo per scoprire quanto sia bello dire: “Sai che c’è? Che mi sono rotta. CIAO”.

è un senso di liberazione che mi accompagna anche nei giorni di pioggia.

Memory

Senza timore di essere smentita: ho una memoria poderosa. Me ne vanto. Non mi ero mai accorta, però, fino a che punto questo pregio potesse essere anche un limite. Adagiandomi sul comodo triclino che la natura mi ha regalato, non ho mai pensato, per esempio, che gli intrecci e le idee di narrazione che mi saltavano in testa dovessero essere appuntate. E poi sviluppate, su un quadernetto, nei momenti vuoti della giornata (sul tram, per esempio). Non avendo mai avuto questa prospettiva (tanta memoria e poco acume, evidentemente), mi accorgevo di avere tanti incipit sul mio netbook, alcuni buoni, tutti fermi.

Poi mi iscrivo qui e il nostro insegnante ci dice di non scrivere. Non scrivere fino a che non hai completato tutto il processo di immaginazione. E io non scrivo niente, a parte appunto sul mio quadernetto di appunti ogni mattina sul 9.

Però mi accorgo che ogni volta dall’idea di partenza ne salta fuori un’altra, e poi un’altra ecc…

Presto per dire se funziona, ma di certo è divertente!

Fast forward

In questi giorni rifletto sugli incroci passato e presente. Su come il passato rimane nel presente, su come il presente sia frutto delle scelte del passato, su come il passato non si possa cambiare nel presente.

Un po’ pure Matthaus che gira imbolsito con una fidanzata volgarotta per le vie di Milano ha a che vedere con questi pensieri che si contorcono come i capelli di Medusa.

Più ci rifletto, meno capisco dove voglio andare, però mi sembra un viaggio interessante.

Corollario di cose già dette

Non è quello che racconti, ma è come lo racconti.

Anche no. Una Verità scaduta per raggiunti limiti di età.

 

Storie scritte

Oggi il mio migliore amico compie trent’anni.

Devo fare una precisazione: uso l’espressione migliore amico nello stesso modo con cui si usa l’espressione cantautore, cioè con un riferimento forte ad un periodo e a un certo modo di intendere la figura del cantautore. Insomma se tu pensi ai cantautori pensi a De Gregori, Guccini e De Andrè e non a Kekko dei Modà (che pure i suoi testi li scrive).

Ora rapportando la definizione del cantautore sul mio migliore amico, è evidente che non è il  mio migliore amico ora e non lo è da anni (non è stato alla mia laurea, nè io alla sua; non è stato al mio matrimonio, nè io sarò al suo il giorno in cui questo avverrà, se avverrà).

Perchè io sono così e quando chiudo una porta è difficile che sappia mantenere una via di comunicazione – tipo dalla finestra – e quando anche ci provo è sempre uno sforzo e l’altro se ne accorge. In questo lungo anno, quello dei trenta appunto, con questo mio limite ci ho fatto a pugni e le ho prese parecchio e non siamo ancora arrivati ai punti. Non ci arriveremo mai, penso, ma ci convivo.

Io, comunque del mio migliore amico che oggi compie trent’anni, so tante cose (e alcune saranno scadute forse per raggiunti limiti di età) e so per esempio che non gli piacciono molto gli auguri indotti. Da ragazzi, il giorno del suo compleanno si rintanava incasa per vedere quanti si sarebbero ricordati di fargli gli auguri.

Quindi stamattina gli ho scritto:

Auguri!
Me ne sono ricordata stamattina, scendendo dal tram, non grazie a FB.
Tantissimi auguri, ti voglio bene
….

PS: dalla mia esperienza, sarà un lungo anno.

Ho scritto solo cose vere.

Gente che parla di gente che cambia strada

Qui

Non dico grazie. Dico che è bello quando le persone ti capiscono (mi colpisce perchè a me non capita molto spesso).

Gente che cambia strada

Letture

Leggere, leggere, leggere. Questo è il consiglio che ti danno per imparare a scrivere.

Ma se non sai leggere, cosa leggi? Se non sai cosa cercare, cosa impari?

Quindi, per imparare a scrivere, bisogna prima imparare a leggere. E poi leggere, leggere, leggere.

Un duro lavoro.

Ogni lunedì dopo il corso vivo uno spaesamento verso la routine e il quotidiano. Mi sembra di aver dormito per due giorni interi e di non ricordarmi più dov’ero arrivata. Non mi succede con le persone vicine, cioè non sento un salto nella relazione con Emma, con il Brad, con i cani, con la quotidianità di casa, come se fosse un ritmo che ho dentro anche senza sentirlo.
Ma tutto quello che sta fuori – il tram, l’ufficio, la colazione da Tasty – quelle sono cose che mi richiedono un’attenzione e una fatica (o forse meglio: un’attenzione e quindi una fatica) mi sembrano estranee. Non sono sicura che attenzione sia la parola giusta.
 
Delle aspettative che avevo quando mi sono iscritta, non me ne ricordo più nemmeno una. Credo che sia perchè non hanno più senso, in un certo modo. D’altro canto, mi pare di rifare una strada che ho fatto al buio, in passato, e che ora faccio alla luce del sole e posso guardarmi intorno e capire cose che prima intuivo. è per questo, credo, che mi appare tutto diverso.
Mi sento diversa, pure io. Non solo con più desiderio di fare e fare bene, credo che quella sia una conseguenza naturale. Ma con gli occhi più aperti, con una nuova precisione dello sguardo (non in senso fisico, perchè quello è appannato oggi).

Oggi ho scritto questa mail ad una persona che mi conosce, che conosce la mia faccia, le mie parole, la mia voce. Però ha senso anche qui.

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